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Antonio Bressi

Nato a San Floro (CZ), vive e lavora a Roma. Giornalista, scrittore, esperto in Studi storico-religiosi e di tradizioni popolari. Collaboratore di periodici e riviste del sito www.paesionline.it e corrispondente de “il Quotidiano” di Catanzaro. E’ Componente del comitato di redazione del “Giornate di arti e Tradizioni popolari” di Benevento.

Grazie al suo impegno e alla dedizione nella letteratura, ha ottenuto numerosi riconoscimenti, quali:

  • Premio “Frontiera” dell’Associazione giornalisti d’Europa;

  • Premio alla cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri;

  • Premio “Successo” dell’Accademia nazionale di arte e cultura “La Minerva”;

  • Premio internazionale arte, cultura, lavoro e turismo “Pasquino d’oro”;

  • Cavaliere al merito del Sacro Militare Ordine Costantiníano di San Giorgio;

  • Accademico benemerito dell’Accademia Normanna – Roma;

  • Accademico benemerito dell’Accademia Angelica Costantiniana di lettere arti e scienze – Roma.

  • Accademico onorario dell’Accademia Artisti europei – Pagani (SA)

La sua passione per la cultura e la scrittura ha dato alla luce diversi volumi:

  • San Floro nel solco del passato

  • S. Floro e i suoi devoti (presente nella nostra biblioteca in allestimento)

  • San Floro preghiere e canti

  • Il parlamentare Giuseppe Rossi Milano (presente nella nostra biblioteca in allestimento)

  • Dai ricordi di gioventù di Fernando Lucarini … (Storia cittadina di Olevano Romano)

  • I santi Floro e Lauro (presente nella nostra biblioteca in allestimento)

  • Amato fra galantuomini e briganti (presentato il 9 febbraio 2019 presso la Sala Consiliare del Comune di Amato e presente nella nostra biblioteca in allestimento).

Esattamente nove mesi dopo la presentazione del suo ultimo volume, il 09 novembre 2019, durante una seduta straordinaria, l’Amministrazione comunale di Amato ha conferito la cittadinanza onoraria al Dottor Antonio Bressi. I motivi di questo riconoscimento risiedono nell’impegno e nella passione che egli ha dimostrato nella sua attività di giornalista, scrittore e collaboratore di numerosi periodici e riviste, esperto in studi di ambito storico-religioso e di tradizioni popolari.

Per maggiori informazioni, consultare il sito Antonio Bressi.it.

Copertina del libro: Amato tra Galantuomini e Briganti

RECENSIONE Amato tra galantuomini e briganti di Antonio Bressi*

Sulla copertina del libro, pubblicato da Titani Editore, è riportata la foto di Fortunata Ciccone, detta ‘Natuzza’, donna-simbolo del passato e della tradizione amatese. L’origine del rapporto e dell’amore dell’autore per il paese di Amato risiede nel fatto che qui viveva una coppia di suoi zii, Immacolata Anastasi e Francesco Giuseppe Falvo. Da ragazzino andava spesso a trovarli e da lì è iniziato il suo rapporto con questo piccolo borgo, situato a metà tra Lamezia Terme e Catanzaro.

Il titolo, Amato tra galantuomini e briganti, richiama e anticipa la struttura del volume, che è suddiviso in due macrosezioni: la prima, denominata “Il paese”, è dedicata alla storia di Amato, alla sua geografia, all’andamento demografico della popolazione nel corso del tempo e ai galantuomini (sindaci, podestà, prefetti e professionisti) che hanno reso illustre il paese. La seconda macrosezione, denominata “Il brigantaggio”, è invece dedicata ai briganti: vengono descritti e raccontati diversi episodi avvenuti nel territorio amatese e in quello dei paesi limitrofi, ad opera di persone del popolo (amatesi e non solo) dedite appunto al brigantaggio, complesso fenomeno che ha segnato il Mezzogiorno all’indomani dell’Unità d’Italia: rapine, furti, omicidi, ritorsioni e scorrerie vengono narrati con precisione e dovizia di particolari.

Ma il titolo del libro gioca anche in senso speculare e opposto con i termini ‘galantuomini’ e ‘briganti’, poiché ci sono stati galantuomini che si sono comportati come briganti e, viceversa, briganti che si sono comportati da galantuomini.

A loro volta, le due macrosezioni sono suddivise in micro sezioni: non sono capitoli, difatti non vi è la numerazione. Ciascuna microsezione è una scheda dedicata a un particolare argomento, episodio o personaggio, vi sono dunque: Popolazione in cifre; Un licenziamento in tronco; Quando il sindaco va a spasso; Il comune non paga; Le attività degli amatesi; Manutengoli dei briganti; Una strage di cento animali; Sospettato ma innocente; La druda di un brigante e così via.

Molto importante la sezione dedicata al brigantaggio: gli episodi riportati descrivono una realtà spesso tralasciata dai testi ufficiali e dai libri di storia. Ne emerge uno spaccato di vita quotidiana in un certo senso ‘diverso’ e forse più veritiero di quello che è da molti ritenuto un borgo tranquillo e isolato. Al termine di questa macrosezione, è riportato il testo del Manifesto agli abitanti della Calabria Citra e Ultra 2a: in esso sono contenute le disposizioni enunciate dal maggiore generale Fumel, nel settembre del 1866 a Catanzaro, per contrastare il fenomeno del brigantaggio.

Di notevole interesse le testimonianze riportate e i documenti citati: il lavoro di ricerca e reperimento delle fonti non sarà stato affatto facile per l’autore, così come non saranno sicuramente mancate le difficoltà nel decifrare lettere, carteggi e atti risalenti a decenni o, addirittura, secoli fa. Tali fonti documentarie approfondiscono le tematiche trattate nel volume e sono utili: a delineare un quadro economico e sociale del paese, a spiegare le funzioni delle diverse cariche istituzionali di un tempo e a far capire lo svolgimento delle indagini e dei processi avvenuti in passato. I documenti sono stati trovati presso l’Archivio di Stato di Catanzaro e presso l’Archivio centrale di Stato.

Tra i personaggi citati nel libro, due spiccano rispetto agli altri. Il primo è Francesco Priolo, medico condotto di Amato, professionista illustre e persona umana, con una passione per la poesia, la storia e la scienza. Un vero ‘galantuomo’, definito da Antonio Bressi “medico-poeta”. Ecco alcuni versi tratti dalla sua raccolta Rintocchi (pag. 72):

Il mio lavoro lascia e con me vieni

per verde viale o bimba del mio cuore:

dammi la mano, la mia mano tieni,

e tante ti dirò cose d’amore.

Il secondo personaggio a cui viene dedicato un omaggio, commovente e molto personale, è Pietro Fiorentino, un contadino amico degli zii dell’autore: egli viene ricordato come persona gentile, umile, instancabile lavoratore e mai dedito al pettegolezzo e alla cattiveria. Di lui l’autore dice:

«Pietro era veramente buono e dotato di quei sentimenti che grazie a Dio non scarseggiano nelle nostre contrade, ed egli sapeva fare del bene, come avrebbe detto il Manzoni, “con quel tacer pudico che accetto il don di fare”. Non mancava sera che passava da casa di mio zio perché magari mi aveva portato qualcosa: le prime ciliegie o un grappolo d’uva […]. Con il suo lavoro manteneva la famiglia e mai si lamentava della fatica» (pag. 128).

All’interno del volume è possibile ammirare un apparato fotografico di scatti ritraenti gli scorci più suggestivi di Amato e alcune donne del paese in abito tradizionale, a realizzare le foto è stato Martino Ciambrone, fotografo di Marcellinara. Chiudono il libro alcune appendici, fra cui una “Lettera alla cassa sacra” e le “Regole Congrega Maria SS. Immacolata”. La prima riguarda l’acquisto di un piccolo orto da parte di Don Michele Ienzi; la seconda è dedicata alle regole di funzionamento della confraternita laicale di Amato, riunitasi sotto il nome dell’Immacolata.

Amato tra galantuomini e briganti è stato scritto con passione, precisione, dedizione e un pizzico di nostalgia. L’autore riesce a coinvolgere e a incuriosire chi legge, attraverso uno stile semplice, ma non per questo poco ricercato. L’intento dell’autore è da lui stesso esplicitato nella Premessa:

«In questo studio ho voluto condensare vicende storiche, aspetti di vita e di costume, nonché notizie assolutamente inedite. Non un momento di gloria, ma sentita riconoscenza, ed è stata quest’ultima appunto a guidare la mia penna» (pag. 11).

L’autore invita ed esorta tutti gli amatesi, residenti ed emigrati, vicini e lontani, giovani e anziani, a non far scomparire il ricordo di quel che è stato e di chi c’è stato, perché senza un passato non esiste un presente e non è neanche pensabile un eventuale futuro. Se non sappiamo da dove veniamo, come possiamo anche solo immaginare di poter capire dove stiamo andando e quale strada imboccherà la nostra esistenza e quella del paese da cui proveniamo?

*Recensione pubblicata sul periodico I Catanzaresi, numero di Maggio 2019.

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